La città-natura è definibile come tale quando si rende visibile, insieme ai suoi abitanti, al contesto della natura. Da qui probabilmente deriva una parte del suo fascino, visto che buona parte dell’umanità abita in metropoli ormai totalmente sradicate dalla natura. Nella realtà della città divenire visibili alla natura non significa sembrare invisibili mimetizzandosi nella natura.
Vuol dire piuttosto lasciarsi attraversare da quest’ultima e dal tempo in modo da beneficiarne senza confondervisi: come se in un determinato luogo per esempio, l’architettura di una città fosse stata lì da sempre, restando se stessa, ma a contatto con la natura.
Essere attraversati dal tempo della natura significa in particolare che gli avvenimenti della città e della vita quotidiana non avvengono tutti insieme ma trovano un ordine di distribuzione, un calendario legato ai cicli della natura spesso intrecciato al calendario delle feste e della religiosità popolare, del lavoro nella e con la natura.
Città-natura non significa città = natura, ma città che non è indifferente alla natura e che fa della differenza con la natura una questione di rapporti limitati dalla consapevolezza nell’esauribilità delle risorse naturali. I rapporti tra città e natura si coniugano e si definiscono tra limiti "consaputi".
Tra le tante ragioni che ci portano a definire i paesi in un paesaggio ancora prevalentemente naturale, come città-natura, vi è dunque, quella per cui la loro urbanità ci trasmette ancora conoscenze utili sui limiti con la natura, dove cioè l’ambiente costruito è ancora in parte il frutto della consapevolezza dei confini e di differenze inevitabili che si esprimono in un rapporto possibile (misurato) tra le entità della città e della natura. Per vivere la città-natura occorre avere un rapporto con la terra, il cielo, la luce, il sole, la luna, le nuvole, l’acqua, il vento, le stelle e il fuoco, il bosco, l’albero e persino la pioggia. |
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Accettura
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Castelmezzano
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Pietrapertosa
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