20 years of Italian Hare smallSono stati pubblicati gli atti del Convegno “20 years of Italian Hare” tenutosi il 13 dicembre 2016 nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. La Lepre Italica, Lepus corsicanus, è parte di una importante eredità che deve essere difesa e conservata per le generazioni futute. Il nostro Parco è da sempre impegnato in questa attività e i risultati presentati durante il Convegno dimostrano concretamente che siamo sulla buona strada. A pagina 13 e a pagina 65 degli atti è possibile leggere gli articoli presentati dal nostro Parco. La pubblicazione è scaricabile al presente LINK.

Frutto delle vicissitudini storiche è la cultura posta alla base delle relazioni sociali, che contraddistingue gli abitanti di questo territorio.

Quella che Carlo Levi definì "Civiltà Contadina" si rispecchia nei rapporti interpersonali. Specie nei rapporti con il mondo esterno nei cui confronti sacra risulta l’ospitalità.

Presso le popolazioni del Parco il forestiero perde la connotazione di estraneo ed acquista quella di ospite gradito.

Un momento importante della vita sociale di queste comunità si ha all’atto della celebrazione delle feste patronali; in questi casi ai rituali sacri si associano sovente riti ritenuti paganeggianti come i culti arborei legati alle tradizioni dei maggi. Un aspetto rilevante di queste celebrazioni (Maggi, Campanacci, Carnevali) è legato agli scambi di ruolo tra le varie categorie sociali.

Nella conduzione delle manifestazioni il ruolo di protagonista non è prerogativa delle classi privilegiate, ma è un ruolo che si conquista sul campo mediante la dimostrazione delle proprie capacità.

La presenza umana nel territorio di Gallipoli Cognato ha origini remotissime, come testimoniano i reperti rinvenuti nell’area di Monte Croccia (in particolare nella Grotta di Pietra de la Mola) risalenti all’età neolitica (12.000 - 8.000 anni a.C.). È verosimile che anche in epoche successive ci siano state forme più o meno irregolari di insediamenti umani, così come testimoniato dai ritrovamenti a Tempa Cortaglia (nei pressi di Accettura) di urne cinerarie risalenti all’età del bronzo (4000 - 2000 anni a.C.). Tra il 1300-1200 a.C. fanno capo le prime consistenti immigrazioni provenienti dall’Anatolia, attuale Turchia, organizzate in tribù, i Lyki, che diedero il nome alla regione Lucania e che si stabilirono nell’alta e media valle del Basento.

Banca dati dei presidi storici del Parco
Per conoscere le strutture archeologiche e architettoniche censite dal Parco è disponibile la banca dati.

I primi insediamenti stabili sono databili intorno al VI - IV sec. a.C., quando gruppi sociali di origine osco-sannita fondarono la città lucana di Croccia Cognato. Edificato a 1.149 metri di altezza e difeso da una imponente cinta muraria della lunghezza di oltre 2 Km., il nucleo abitativo presenta una tecnica di costruzione sicuramente ereditata dai greci. Da questi ultimi, infatti, i Lucani mutuarono le tecniche costruttive delle opere di difesa, realizzate in blocchi di pietra squadrata che formavano cinte murarie lunghe diversi chilometri.

A partire dal III sec. a.C. la supremazia di Roma determinò il declino sia della civiltà greca che di quella lucana. Della città lucana di Croccia Cognato e degli altri centri fortificati si persero gradualmente le tracce, finché l’intera area fu destinata esclusivamente al pascolo estivo delle mandrie delle fattorie romane.

Nei secoli che seguirono la fine dell’Impero romano, la Basilicata fu travagliata dalle invasioni di popolazioni barbare provenienti dal Nord Europa e fu solo a partire dal X sec d.C. che quest’area della regione tornò ad essere popolata stabilmente. Per molti anni vi convissero i monaci bizantini (fondatori dello scomparso insediamento monastico di S. Maria del Rifugio, nei pressi di Tricarico) i Saraceni (ai quali si attribuisce l’edificazione del Castello di Pietrapertosa) e le popolazioni locali rifugiate in quello che probabilmente fu il paese medioevale di Gallipolis, i cui resti sono visibili sulla sommità di Timpa Castello nei pressi del "Palazzo". Antico convento, il "Palazzo" fu fondato intorno al 1100 da S. Guglielmo da Vercelli insieme al convento di S. Maria di Serracognato (attuale Cappella Cognato).

Le frequenti carestie ed epidemie di peste che caratterizzarono i secoli successivi (in particolare il XIV e XV sec. d.C.), provocarono un consistente spopolamento di molti centri dell’area e tale situazione si protrasse per tutto il XVII sec; solo a partire dal XVIII sec. si cominciò ad assistere ad una lenta ripresa degli insediamenti. Secolo decisivo per il territorio di Gallipoli Cognato e delle Dolomiti Lucane fu certamente l’800; in questo periodo, infatti, l’intera area subì un processo di antropizzazione i cui segni sono ancora oggi evidenti.

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Tra le iniziative maggiori ricordiamo: l’insediamento del Corpo Forestale dello Stato nell’ex convento di Palazzo; la costruzione di numerose caserme forestali, di vivai e di masserie; la messa a coltura di terreni che fino a quel momento avevano avuto una importanza marginale. Numerosi, infatti, sono i Jazzi presenti nel territorio di Accettura, a testimonianza dell’importanza dell’allevamento ovino e caprino. Insieme ai centri abitati si svilupparono, pertanto, anche significativi insediamenti rurali nei territori di Accettura (Valmiletta, Valdienne) di Pietrapertosa (Castagna, Casieri, Abetina) e di Castelmezzano (Calcesia), conferendo al paesaggio un aspetto del tutto originale e che tuttora costituisce elemento singolare e peculiare di questi luoghi.

Il Parco di Gallipoli Cognato offre uno spettacolo di vegetazione unico costituito da alberi, fiori e specie di rara e a volte unica natura.

Il manto vegetativo si differenzia in funzione dell’altitudine, dell’esposizione e dell’umidità, con la presenza del Cerro Quercus Cerris, quale esemplare arboreo più diffuso.

Vi sono tra gli 800 e i 1.000 metri di quota degli esmplari di Melo selvatico, Acero campestre, Acero Fico che, in autunno, creano le bellissime macchie color rossastro.

Banca dati della flora del Parco
Per conoscere le specie finora censite dal Parco è disponibile la banca dati della flora

Nel Bosco di Montepiano, nei pressi di Accettura, si osservano querce colonnari e due differenti strati arborei: il primo, dominante, costituito da Cerro e Roveri, sovrasta il secondo di Aceri, Carpini e Tigli. Sempre alle quote più alte s’incontrano il Carpino Bianco la Carpinella e il raro Agrifoglio. A queste altitudini la vegetazione diventa fitta e, a volte, impenetrabile con gli alberi sovente ricoperti di edera dai fusti possenti.

Nei pressi delle Dolomiti Lucane, vicino Pietrapertosa, compaiono boschi di Castagno; da segnalare l’Onosma Lucana specie endemica esclusiva scoperta dal Lacaita, e la Linaria Dalmatica con i fiori gialli, della quale le rupi di Pietrapertosa costituiscono una delle rare zone di presenza in Italia attualmente nota.

Nelle zone dove la vegetazione è più regolare e meno fitta i boschi prosperano di numerose piante come le felci, i ciclamini, gli anemoni bianchi e azzurri; nelle radure lo zafferanastro dai fiori giallo intenso e la Knautia Lucana, un’altra specie endemica esclusiva della zona, scoperta dal Lacaita.

Lungo le falde del monte Caperrino, ricoperte da cerrete e pascoli, in primavera si osservano vaste fioriture di orchidee, anemoni e ranuncoli. I numerosi sentieri tracciati nel Parco vi permetteranno di vivere una natura inalterata e mai priva di sorprese.

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Il Bosco di Montepiano
Occupa un territorio di circa 800 ettari, distribuiti lungo una fascia altimetrica che va dai 750 ai 1158 m. slm, con esposizioni prevalenti nel quadrante nord. Ad est e sud-est si affaccia sulla pianura di Metaponto, mentre ad ovest si collega alla dorsale orientale dell’Appennino lucano.

Da un punto di vista geologico, il sottosuolo appartiene al Miocene e al Miocene Cretacico, con formazioni di:

  • Argilloscisti e arenarie feldspatiche grigi, con calcari marnosi bianchi e noduli di selce alla base;
  • Quarzareniti, con scarso legante argilloso, grigiocalcari in grossi banchi, con sottili intercalazioni di argilloscisti grigi e verdastri;
  • Scisti argillosi policromi a scagliette, in genere inglobanti pacchi do strati di calciruditi e calcareniti grigie con foraminiferi rimaneggiati.

I suoli appartengono alla serie delle terre brune mediterranee non lisciviate. I corsi di acqua rientrano nel bacino idrografico del fiume Cavone (tributario del mare Ionio) e sono per lo più a regime stagionale: i principali sono il torrente Salandrella, con gli affluenti Giovinazzo, S.Giovanni, Grottiglio, Vaddienna, dello Zingaro ed il torrente Poste con gli affluenti Castria, Scazzarelli, Guallenida, Pullice, Valle Gannega.

Lo strato arboreo è costituito da querce (cerro, rovere, roverella e relativi ibridi) con partecipazione subordinata di pero e melo selvatici, ontano napoletano, aceri.
Lo strato arbustivo, variamente distribuito nella densità e nella composizione, in dipendenza dei caratteri stazionali è composto soprattutto di rovi, cornioli, biancospini, agrifoglio, pruni.

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Nella foresta primitiva la popolazione è molto più ricca e diversificata dalla presenza di altre latifoglie, tra cui Aceri e Tigli e, più in alto, anche da Abete bianco, come nella non lontana Abetina di Laurenzana.

La foresta di Gallipoli Cognato rientra nei territori dei Comuni di Accettura, Calciano e Oliveto Lucano ed occupa una superficie complessiva di 4.159 ettari. La foresta, derivante dalla fusione di due distinte tenute boschive, rispettivamente il bosco di Gallipoli, di 1.117 ha, ed il bosco Cognato, 3.357 ha, è caratterizzata da una notevole variabilità altimetrica: si passa, infatti, da quote prossime ai 200 mt, sui terreni confinanti con l’alveo del Basento, ai 1.319 mt del Monte Impiso. Nel territorio è possibile distinguere diversi ambienti forestali e vegetali, alcuni dei quali occupano vaste e continue estensioni, mentre altri hanno una diffusione puntiforme e localizzata.

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E’ questo il regno incontrastato degli elicrisi, dei cisti e dell’erica arborea, la cui radice era un tempo ricercata per la fabbricazione delle pipe. In prossimità della località Palazzo, attualmente nucleo centrale dei servizi e degli uffici del Parco Gallipoli Cognato, i cerri, specie vegetativa dominante di questa zona, assumono portamenti maestosi intervallati da esemplari di carpino bianco, acero, carpinella. Nel piano altimetrico del cerro, ma con distribuzione meno ampia, cresce il farnetto, particolarmente diffuso presso il Monte Croccia. Localizzata è la presenza del tiglio che, nelle località più inaccessibili, cresce con vigore e si rinnova con relativa rapidità.

La flora erbacea si presenta ricca di ciclamini, anemoni, viole, pratoline, vinca, con fioriture precoci tra l’inizio della primavera e l’autunno. Sulle Dolomiti Lucane e nelle zone circostanti, diverse sono le specie di orchidee selvatiche presenti che rendono affascinante e variopinto il paesaggio agreste.

Interessante è la presenza dello zafferanastro nelle radure a pascolo. In corrispondenza delle vallecole umide, impluvi e dei corsi d’acqua, ritroviamo il frassino ossifillo, specie endemica della Basilicata, il pioppo tremulo, il pioppo bianco, l’ontano nero, i salici.

La vegetazione bassa e cespugliosa è costituita da muschi, capelvenere, licheni, la moneta del papa. Diverse località sono state rimboschite con immissione di Pino d’Aleppo, Pino marittimo, Larice, Cipresso. Interessante è stata l’immissione dell’Abete bianco in località lago Cirminale. Numerosa è la fauna che frequenta la foresta con specie che in alcuni casi sono scomparse da altre aree dell’Appennino: tassi, lupi, faine, donnole, lepri, qualche martora, istrici.

Tra gli anfibi abbiamo la salamandra pezzata, il rospo, l’ululone; tra i rettili il geco, la luscegnola, il biacco, il colibrì, e la vipera comune. La fauna ornitica è caratterizzata da una grande quantità di diverse specie di passeriformi, cinciallegra, pettirosso, usignolo, merlo, e di piciformi: picchio rosso, picchio verde. Diffusi risultano anche i falconiformi: nibbio, astore, poiana, sparviero, gufo, allocco, barbagianni.

Sono poi presenti due rarissimi farfalle, specie protette ed in via di estinzione, oggetto di azioni di tutela da parte del Parco: la Melanargia arge e la Eriogaster Catax.

Tra gli invertebrati significativa è la presenza del coleottero longicorne Agapanthia maculicornis e dell’eterottero Daracoris olivaceus.

La foresta è composta in prevalenze da fustaie di latifoglie (3.700 ha), da ceduo semplice di roverella e di cerro (90 ha), da fustaie miste di resinose e di latifoglie (44 ha); il resto è costituito da seminativi, pascoli e prati nudi, cespugliati.Il sottobosco, fino ad una quota di 600 m, è ricco di sclerofille tipiche della macchia mediterranea; tra queste le più diffuse sono la Phllirea angustifolia, Rhamnus alaternus, Pistacia terebinthus. Tra i 600 e i 900 mt il sottobosco si arricchisce in primavera con fioriture di Cytisus villosus, e tra i cerri cominciano a comparire con portamento arbustivo il melo e l’acero. Fanno parte del sottobosco l’agrifoglio, la felce, l’edera e la moneta del papa. Nelle contrade più assolate la macchia cede il posto alla gariga.